Showing posts with label varese. Show all posts
Showing posts with label varese. Show all posts

November 16, 2014

Money Money Money, Varese

G.N., Money is dead, 2014
MONEY, MONEY, MONEY. Vladimír Havlík – Giancarlo Norese. Two works, one for each artist, exploring the dynamics that undergo the relationship with money.

Nov 16–Dec 10, 2014

Una mostra composta da due opere, una per artista, per un dialogo e una riflessione attorno alle dinamiche della relazione con il denaro, attraverso una metodologia “impositiva” che parte dalla commissione di un lavoro ad uno degli artisti (Norese): la produzione di un’opera con il budget di 10 euro. Un pensiero attorno al senso ultimo del denaro, alla sua dematerializzazione, alla sua scomparsa, rappresentato come forza capace di costruire i desideri, ma anche di portare al collasso e verso l’astrazione, i rapporti interpersonali e comunitari.

Il titolo “Art is Money” si riferisce a un mondo dell'arte in cui tutto ciò che nasce o viene classificato come arte può velocemente trasformarsi in merce. Il divario tra arte e denaro quasi viene a scomparire...
Vladimír Havlík

G.N., Money is dead, 2014
Così come sono necessarie lingue diverse per dire propriamente cose diverse, ci sono denari diversi per comprare beni diversi. Credo che stiamo vivendo un’epoca speciale, in cui possiamo ancora decidere (per l’ultima volta?), il destino delle cose e “come vogliamo vivere”.
“Denaro” e “lavoro” sono parole che non sono più uguali a sé stesse, sono soggetti paralleli che occupano lo stesso spazio fisico, in dimensioni diverse, in universi coincidenti (…) Considero la morte del denaro come uno spostamento di “universo”, come un tunnel tra l’Ade e Second Life, tra lavoro morto e lavoro vivo, tra rifiuto del lavoro, lavoro come forma di schiavitù e pensiero come forma di lavoro.
Se la valuta si è dematerializzata, se l’economia si è finanziarizzata, perché il mondo dei viventi dovrebbe essere diverso da quello dell’isola dei morti?
Giancarlo Norese

October 20, 2013

Casabianca en valise, Varese

Alessandra Andrini, Emanuela Ascari, Francesca Banchelli, Fabrizio Basso Simone Berti, Bianco-Valente, Annalisa Cattani, Chiara Camoni, Gaia Carboni, T-Yong Chung, Silvia Cini, Rita Correddu, Ermanno Cristini, Dragoni Russo, Emilio Fantin, Marina Fulgeri, Eloise Ghioni, Patrizia Giambi, Aldo Grazzi, Curandi Katz, Lucia Leuci, Claudia Losi, Mala. Arti visive, Daniela Manzolli, Mauro Maffezzoni, Eva Marisaldi, Maurizio Mercuri, Sabrina Mezzaqui, Sabrina Muzi, Andrea Nacciarriti, Giancarlo Norese, Ornaghi & Prestinari, Paolo Parisi, Stefano W. Pasquini, Chiara Pergola, Roberta Piccioni e Marco Fantini, Fabrizio Prevedello, Gedske Ramlov, Fabrizio Rivola, Angelo Sarleti, Dario Sbrana, Luca Scarabelli, Emanuele Serafini, Felice Serreli, Daniela Spagna Musso, Adriana Torregrossa, Riccardo Vanni, Luca Vitone, Regan Wheat, e Il Prufesur.

Si potrebbe innanzitutto dire, per chi è stato partecipe del mondo artistico italiano degli ultimi vent’anni, che Casabianca è un progetto di Anteo Radovan nato nel 2009 dalle ceneri del Graffio, glorioso spazio non-profit bolognese che in via S. Apollonia, dal 1994 al 2002, è stato sia una palestra dove giovani esordienti potessero iniziare a confrontarsi con l’occhio di critici e curatori, che un luogo di libertà dove artisti affermati potessero sviluppare la propria ricerca senza condizionamenti.

D’altra parte, per spiegare lo spirito che anima questo nuovo progetto anche a chi non abbia vissuto quella prima esperienza, si deve aggiungere che Casabianca, a Bologna, significa una domenica d’arte passata in campagna dalla mattina alla sera. Ovvero una mostra ogni fine del mese in cui tre o quattro artisti sono ospitati con i loro lavori in un white-cube ricavato dentro una ex stalla. Insomma, uno spazio poco ordinario dove nel corso di questi primi tre anni sono passati cento e uno artisti; uno spazio così poco ordinario che durante l’inaugurazione a un certo punto vengono fatti entrare tavoli e sedie fra le opere perché si possa pranzare tutti assieme; uno spazio che ribadisce la propria extra-ordinarietà dotandosi anche di una cuccia – bianca, naturalmente –, quella di Cattedra.

Cattedra è il fido compagno del Prufesur, ma è una storia un po’ lunga da raccontare in questo comunicato. Basti dire che anche questa è una vicenda iniziata al Graffio, e che questa piccola casetta di legno per tutta una stagione ha rappresentato lo spazio “off” di Casabianca con una sua programmazione autonoma. Delegando questa identità satellite a rappresentare per metonimia il progetto di Anteo in occasione dell’invito a Riss(e), la cuccia di Cattedra ospiterà simbolicamente quei cento e uno artisti attraverso loro segni, oggetti d’affezione, opere in miniatura, pezzi di lavori ospitati a Casabianca, comunque “cose” delle dimensioni tali da poter essere contenute in questa galleria condensata per una grande collettiva portatile.
Massimo Marchetti



CASABIANCA EN VALISE
a cura di Anteo Radovan
20 Ottobre – 24 Novembre 2013
tutti i giorni su appuntamento al 3358051151

inaugurazione domenica 20 ottobre, ore 18

RISS(E)
studio di Ermanno Cristini, via S. Pedrino 4, Varese
risse-art.blogspot.it

March 2, 2013

Ephemera, Varese

Ephemera.
Documenti, ornamenti e pizzini. Esempi sull'arte di informare sull'arte

riss(e), Varese
2–10 Marzo 2013
inaugurazione sabato 2 marzo 2013, ore 18

Inviti cartacei, poster, manifestini, cartoline, calendari ecc. formano quell’universo di comunicazione di base che affianca le mostre, a cavallo tra registro informativo e interpretativo.
Si tratta di emblemi che accompagnano le opere, importanti per le invenzioni grafiche, per le sintesi, per la "sceneggiatura", per le illustrazioni e le impaginazioni che molte volte sono a cura degli artisti stessi e forse importanti anche per il solo rimando "nostalgico" che ci porta lì ancora in quel momento, giusto con poche parole e la carta che sfugge...
Gli ephemera hanno un immaginario e una creatività applicata che è da rivalutare e da mettere sotto osservazione, soprattutto a distanza di tempo quando ormai si sono completamente emancipati dalla “necessità di essere utili”. Ed è da riconsiderare quando, se ci si volge indietro, risulta tutta la distanza del cambiamento che contraddistingue ora il modo di comunicare l’arte, connotato da informazioni che principalmente viaggiano in rete con le e-mail. Si può dire che nel presente gli ephemera sono sempre più “ephemera”, al punto che vivono, in forma immateriale, per frazioni ridottissime di tempo.

Dunque in questo caso si tratta di un aprire i cassetti senz’altra ambizione che non sia quella di guardarci dentro, a titolo di prima occhiata per una futura più organica e ampia ricognizione.
È stato fissato un periodo temporale, gli ultimi vent’anni, un tempo assolutamente arbitrario, dovuto unicamente al fatto che l’idea di questa ricognizione si deve a Luca Scarabelli, che ha iniziato ad occuparsi d’arte appunto agli inizi degli anni ’90. Alla base della mostra, una collezione di Ephemera raccolti da Scarabelli, a cui si sono integrati materiali provenienti da altri artisti, ognuno dei quali ha aperto i propri cassetti e messo a disposizione i propri documenti.
Ci aspettiamo che allineando i materiali sui tavoli, seppur fuori da un’archiviazione sistematica, possano svilupparsi nessi, rimandi, suggestioni, rimbalzi, scarti, e in ultima analisi pensieri, che, dentro il “profumo di carta”, possano dirci qualche cosa di più circa gli orizzonti poetici.

Con la collaborazione, il contributo e i documenti di Giovanni Bai, Lisa Batacchi, Mariella Bettineschi, Cesare Biratoni, Anna Valeria Borsari, Giannetto Bravi, Sergio Breviario, Stefano Cagol, Alice Cattaneo, Marco Cingolani, Davide Coltro, Ermanno Cristini, Liliana De Matteis, Giuliano Guatta, Giulio Lacchini, Michele Lombardelli, Samuele Menin, Microcollection, Maria Morganti, Maurizio Nannucci, Giancarlo Norese, Olinsky, Sara Rossi, Alessandro Traina, Pietro Vischi e altri.

http://risse-art.blogspot.it