December 12, 2014

fruit, Bologna

December 12-14, 2014. Palazzo Re Enzo, Bologna, Italy

Publishers / Distribution companies / Graphic designers / Artists / Labels and independent musicians

FRUIT EXHIBITION is an event centred on the best international graphic design and creative publications. Open to the public, Fruit Exhibition is the only event in Italy for paper and digital publishing including artists’ books, catalogs, graphic design projects, periodicals, stationery and zines.

EXHIBITORS
a certain number of books (Milano), Aurora zine (Milano), Atlas Magazine (Italy), BOLO Paper (Milano), Bonito Editorial (Spain), Burrasca Associazione (Genova), Canemarcio (Bologna), Canicola (Bologna), Celeste (Pesaro), Cloud4 (Bologna), Coloro del Colore (Ancona), Cuore di pietra (Bologna), Delebile (Bologna), Diorama Editions (Milano), Duedifiori/Martina Dandolo (Bolzano), DUO (Roma), Edizioni consulta (Reggio Emilia), Eistein Studio (Tokyo), Extrapool (The Netherlands), Farnespazio/Localedue (Bologna), Fugazine/Monkeyphoto (Roma), Gianpaolo Pagni (Paris), Giulia Violanti (Rimini), Incubo alla balena (Fano), Jordskred (Amsterdam), KeiKei studio (Ancona), Kitschic (Spain), Lara Caputo/Alice Lotti (Milano/Torino), Lazy dog (Milano), Le magnifiche editrici (Bologna), Les editions d'avril (Paris), Lab.A4 - Parade - Martoz (Roma), Librare (Ancona), Libri finti clandestini (Milano), Edition Lidu (Prague), Lok zine (Bologna), Lubok Verlag (Leipzig), Maledizioni (Brescia), Mammaiuto (Lucca), Medulla (Modena), Milimbo (Valencia), Modo Infoshop (Bologna), Nativi Digitali Editori (Bologna), Niessen and de vries (Amsterdam), Officina tipografica (Modena), Perdita metabuk (Barcelona), Pillole di futuro (Rovigo), Print about me (Torino), Quaderni di carattere (Varese), Ratatà/Uomini nudi che corrono (Macerata) Raum Italic (Berlin), Rorhof (Bolzano), Roma Publications (Amsterdam), Serena Piccinini (Bologna), Solo ma non troppo (Paris) Sonnenzimmer (Chicago), Soulcake (Novara), Stranedizioni (Macerata), Teiera (Bologna), Troglodita Tribe (Milano), Uvaspina (Pietra Ligure), Valiko (Bologna), Valiz (Amsterdam), VAV (Italy), Von holden studio (Palermo), X Magazine | NPO Made in Fukushima (Tokyo).

November 16, 2014

Money Money Money, Varese

G.N., Money is dead, 2014
MONEY, MONEY, MONEY. Vladimír Havlík – Giancarlo Norese. Two works, one for each artist, exploring the dynamics that undergo the relationship with money.

Nov 16–Dec 10, 2014

Una mostra composta da due opere, una per artista, per un dialogo e una riflessione attorno alle dinamiche della relazione con il denaro, attraverso una metodologia “impositiva” che parte dalla commissione di un lavoro ad uno degli artisti (Norese): la produzione di un’opera con il budget di 10 euro. Un pensiero attorno al senso ultimo del denaro, alla sua dematerializzazione, alla sua scomparsa, rappresentato come forza capace di costruire i desideri, ma anche di portare al collasso e verso l’astrazione, i rapporti interpersonali e comunitari.

Il titolo “Art is Money” si riferisce a un mondo dell'arte in cui tutto ciò che nasce o viene classificato come arte può velocemente trasformarsi in merce. Il divario tra arte e denaro quasi viene a scomparire...
Vladimír Havlík

G.N., Money is dead, 2014
Così come sono necessarie lingue diverse per dire propriamente cose diverse, ci sono denari diversi per comprare beni diversi. Credo che stiamo vivendo un’epoca speciale, in cui possiamo ancora decidere (per l’ultima volta?), il destino delle cose e “come vogliamo vivere”.
“Denaro” e “lavoro” sono parole che non sono più uguali a sé stesse, sono soggetti paralleli che occupano lo stesso spazio fisico, in dimensioni diverse, in universi coincidenti (…) Considero la morte del denaro come uno spostamento di “universo”, come un tunnel tra l’Ade e Second Life, tra lavoro morto e lavoro vivo, tra rifiuto del lavoro, lavoro come forma di schiavitù e pensiero come forma di lavoro.
Se la valuta si è dematerializzata, se l’economia si è finanziarizzata, perché il mondo dei viventi dovrebbe essere diverso da quello dell’isola dei morti?
Giancarlo Norese

November 2, 2014

The Celebration of the Living (who reflect upon death), 5


San Cesario di Lecce, Italy, Oct. 25 to dawn of Nov. 2, 2014

I am Beatrice who urges you to journey,

Come from a place to which I long to return.
Love moved me to speak my heart to you.

(Inf. II, 70-72)


Let us summon one dear to us, a deceased friend or loved one, and take him or her with us, from the first moment to the end of a journey.
Each person who decides to participate in “The Celebration of the Living (who reflect upon death),” in its fifth edition this year, is invited to bring along someone they have lost, to create a particular and pervasive dimension of accompaniment, starting with the preparations for the departure to reach San Cesario di Lecce.
Each can bring to life this voyage-in-company in the way they deem best, relying on imagination, intuition, storytelling. Will this presence/absence guide our steps and our encounters, in order to speak, like Beatrice, with us and for us?
This year the Celebration of the Living, instead of a single pilgrimage on November 2nd, will extend through a longer period and be enlivened by an unusual form of participation, between the dead who speak through the living, and the living who meet through the dead.
With total freedom, each person can decide if and when to introduce others to the invisible presence that accompanies them: for this to happen, we simply propose a space (Lu Cafausu) and a time (at dawn, every day from October 25th to November 1st).
Across this span of days, the theme of the compresent relationship between the living and the dead will form the backdrop of gestures and conversations, until November 2nd, the final day, in which we will gather by walking, visible and invisible, from dusk towards dawn.

The fifth edition of “The Celebration of the Living (who reflect upon death)” has been realized in the context of Free Home University, with the active participation of Mattia Pellegrini, Davide Ricco, Sara Alberani, Luca Musacchio, Sarah Ciracì, Gianluca Marinelli, Matteo Greco, Roberto Tenace, Carlo Marchetti, Lisa Batacchi and other new friends.

October 4, 2014

Più arte per tutti!, Empoli

Più arte per tutti!
sabato 4 / domenica 5 ottobre 2014
Sincresis, via della Repubblica 52/54, Empoli (Firenze)
sabato: ore 14.30 / 21, domenica: h 10.30 / 20

con Lisa Batacchi, Raffaello Becucci, Lapo Binazzi (UFO), Giancarlo Norese, Claudio Parrini
e la partecipazione di Aurelio Amendola, Vito Deleonardis, Ubaldo Fadini, Filippo Falaguasta, Francesco Galluzzi, Luca Musacchio, Jacopo Renai, Luca Scarabelli

coordinamento di 
Outarte
SomethingLikeThis

supporto tecnico di
Dituttodipiù

bitcoin friendly event


Dopo l’esperienza di “Meglio mangiare poco tutti i giorni che tanto una volta al mese”, avvenuta nel maggio scorso a Montelupo Fiorentino, in concomitanza con un mercato dell’usato organizzato da “Dituttodipiù”, il progetto arriva ora a una sorta di seconda ricognizione. 

Nuovo banco di prova è Sincresis, l’Associazione culturale per le arti contemporanee diretta da Alessandra Scappini a Empoli, che nei giorni 4 e 5 ottobre 2014 ospiterà una mostra dal titolo “Più arte per tutti!”. 
Come nell’operazione precedente, l’intento è quello di sondare, grazie all’iniziativa di un gruppo di artisti che si sono uniti alla causa, la relazione e il rapporto/scontro tra arte e mestiere, in quanto posizione e valore dell’artista all’interno di un sistema e della sua “sopravvivenza” nel sistema stesso… un paradigma della condizione di chiunque voglia riflettere sul significato attuale della parola “lavoro”.

Articolata sia negli spazi interni che quelli esterni della galleria, l’esposizione nasce quindi dopo attente riflessioni sulla questione dell’opera d’arte e la sua “diffusione”, attraverso le diverse esperienze economiche e di comunicazione, in particolare quelle più popolari e per così dire “anarchiche“ che oggi trovano linfa attraverso internet oppure in ambiti “alternativi“. Di discussione in discussione, è nata l’idea di rimettere in gioco la questione, di provocare il visitatore occasionale che spesso resta passivo di fronte alle manifestazioni cosiddette artistiche, e di andare a instaurare un dialogo propositivo tra artisti, collezionisti, appassionati, mecenati, semplici curiosi: cercare di non relegare tutto all’idea di istituzione, spesso con i suoi sistemi rigidi e limitativi, riferito non alla galleria in quanto tale, ma al sistema; e ribaltandone non il significato, ma il fine stesso. 

La galleria si aprirà alle istanze di questi cinque artisti che, a loro volta, coinvolgeranno altri artisti, teorici e professionisti, seguendo una linea di pensiero del dialogo, andando a esporre e a creare “mercato” con le loro opere, ma anche presentando oggetti vari, concetti, progetti culturali, dimostrazioni in diretta del loro “fare arte“, mirando a riflettere sul ruolo della “produzione”.

La mostra, da semplice (si fa per dire) contenitore di oggetti d’arte, aspira a divenire un contenuto in trasformazione: ogni autore allestirà una sorta di banco, dove “mercanteggiare” le proprie produzioni, ma il banco sarà anche uno spazio di dialogo diretto, in progress, durante i due giorni dell’iniziativa. Si potrebbe definire questa una mostra “aperta”, capace di andare incontro a chi spesso si fa timido e impaurito verso le istanze più elitarie dell’arte, cercando il confronto, lo scambio, la vendita, come dire: “… una stretta di mano e l’affare è fatto!” (e si accettano bitcoin e altre criptovalute).

Il titolo, quasi uno slogan, oltre a riecheggiare una manipolazione del consenso del nostro recente passato, rivendica la presa di responsabilità degli artisti nel mettersi in gioco, nell’ambizione di uscire da un regime di regole, dal potere imperante, a testa alta, coraggiosamente… Rivendicando inoltre un proprio spazio d’azione, mettendosi in discussione, cercando di imporsi dentro le regole per poi stravolgerle, questi artisti si creano una piattaforma di mercato e di valutazione personale, sia economica (nella vendita e divulgazione del proprio impegno), che artistica, nel ruolo che un’opera assume all’interno della società “popolare“.

Oltre agli iniziatori del progetto, gli artisti Lisa Batacchi, Raffaello Becucci, Lapo Binazzi (UFO), Giancarlo Norese e Claudio Parrini, parteciperanno Vito Deleonardis le sue “Espressioni 900”, collezione di cataloghi e libri d’arte, molti dei quali vere e proprie rarità, e Jacopo Renai, con oggetti di design e altro ancora.
Inoltre, coordinati dallo storico e critico d’arte Francesco Galluzzi (con la collaborazione di Claudio Parrini), saranno presentati anche due incontri aperti al pubblico che andranno ad approfondire maggiormente la questione: sabato 4 ottobre alle ore 17, sarà il turno del filosofo Ubaldo Fadini, mentre domenica 5 ottobre, sempre alle 17, si terrà una “chiacchierata” con il fotografo Aurelio Amendola (che per l’occasione esporrà anche un suo lavoro fotografico). 

per informazioni e appuntamenti:
Sincresis, Associazione culturale per le arti contemporanee
via della Repubblica, 52/54 - 50053 Empoli (Firenze)
tel. 0571 73619; a.scappini(at)virgilio.it

Outarte, www.outarte.com
Dituttodipiù, www.dituttodipiu.net

Come arrivare
in auto: superstrada da Firenze o da Pisa (FI PI LI), uscita Empoli (la seconda dopo Empoli Est o Empoli Ovest), a 700 metri verso il centro di fronte alla incoop di Via della Repubblica;
in treno: da Firenze, da Pisa, da Siena fermata Empoli e proseguire a piedi per un chilometro in direzione Pisa.

September 16, 2014

FORM: PERFORM: REFORM, Dundee

‘FORM: PERFORM: REFORM’ is an exhibition in three parts. This means our gallery spaces have been divided loosely into containers for these three ideas. What links these spaces is the motif of creating an identity by the act of mimicking someone, or something, else.

‘FORM’ is a part of the whole which looks at ways in which artists adopt different organisational models to frame their practice within.

‘PERFORM’ looks at the ways in which artists work into their identity a sense of self-mythologizing, or storytelling related to the cultural expectations of art or artists.

‘REFORM’, is both related to the notion of FORM and PERFORM, by realizing that discourse shapes the reception of these approaches, whilst also explicitly referring to the projected future of the space ( GENERATORprojects) that the exhibition takes places within.

Featuring: Nelly Agassi, Dave Beech, Andy Hewitt & Mel Jordan (FREEE), Matt Crawley, Harry Meadley & David Steans (Leeds Weirdo Club), Megan Daalder, David Horvitz, Antti Laitinen, Giancarlo Norese, Euan Taylor.

Opening: Friday 19th September, 7-9pm
Continues: Saturday 20th September – 5th October
THURS-SUN, 12-5pm

GENERATORprojects
25/26 Mid Wynd Industrial Estate
Dundee, DD1 4JG. 
mail (at) generator projects co uk

September 7, 2014

I baffi del bambino, Milano

Lucie Fontaine is glad to present “I baffi del bambino” [the child’s moustaches] a project curated by Luca Bertolo. The exhibition opens on September 15, 2014, from 7 to 9 pm and it will remain on view until December 15, 2014.

Accompanied by the following text, the project includes works by Alis/Filliol, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Sergio Breviario, Chiara Camoni, canecapovolto, Bettina Carl, Radu Comşa, Flavio Favelli, Linda Fregni Nagler, Antonio Grulli, Paul Housley, Esther Kläs, Adriano Nasuti Wood, Giancarlo Norese & Cesare Pietroiusti, Katrin Plavcak, Alessandro Pessoli, Luigi Presicce, Fabrizio Prevedello, Autumn Ramsey, Antonio Rovaldi, Alessandra Spranzi and Italo Zuffi. Lucie Fontaine’s address is Via Rigola 1, Milan; it is open by appointment only. Please contact Lucie Fontaine’s employees at felix (at) luciefontaine (dot) com.



[lines deleted] ... in other words, a nicely curved shoulder is practical (and therefore handsome) while a sunken chest is not (and therefore unseemly). Who says so? Anatomy, Mechanics, and the Laws of Physics.[lines deleted]

Precisely twenty years ago, my friend Luca Giorcelli and I opened Risultati buoni1, a show of works done by four hands. We’d started from medical and veterinary pamphlets we’d found in abandoned rooms at the former Sierotherapy Institute in Milan. We’d taken photographs of certain images taken from books (dogs, horses, tools) and printed exploded views. We’d also monkeyed with the texts, deleting certain parts. The big attraction that lent the show its name was a series of semi-nude women (patients photographed following a hip operation) apparently caught in the act of performing absurd dance steps. An audio track completed the show: short bursts of birdsong accompanied by comments in Russian in a virile man’s voice. With the exception of our girlfriends and a few other friends we’d invited for the inauguration, that show – my very first – received no other visitors.

Contemplation is nothing more than an occasional lapse in that widespread and all-inclusive condition of always having to do some this or that, this and that.2

I purchased my first work of art, a painting, in 1993. I bought it right from the author, an older friend of mine, spending two thirds of what I had in the bank, the equivalent of today’s one thousand euros. The small beautiful canvas rather simply shows a man sitting. Slightly green against a slightly green backdrop. And just what is this slightly awkward man doing? Sitting. He’s evidently chosen a comfortable spot from which to view the world. Now as everyone knows, contemplation is an entirely peculiar activity, given that one’s attention is not focused as much on things as on what they mean. And as Byung-Chul Han3 explains, contemplation is by no means passive; it is, on the contrary, a form of activity of higher level, as well as a much-needed corrective to the somewhat hysterical form of activism (performance) that characterizes this moment in our history. But times are hard for contemplation and contemplators, even in the world of art, where the mere mention of the word suffices to get a roomful of people antsy.


To tell the truth, we’re all clumsy things ourselves. This burden, both detestable and heart-warming, represents our human condition only too well: creatures tottering between animality and culture, the pleasure principle and reality, body and spirit, approximation and fanatical perfectionism. And keeping balance is hardly easy. Particularly stimulating in a work of art, whenever I happen to find it, is the tension between elegance and awkwardness. It cheers me up no end. Also, as many of us have observed, certain gestures can be all the more expressive for their clumsiness. At any rate, ever since the world was born, artists, writers, scientists, and musicians have been bustling around forms attempting to create elegance and bring a bit of order to chaos. They try damnedly hard. That’s entirely understandable. The limit is reached when the form is so tight that all life gets smothered inside.

to repeat: it is the impossibility of eradicating entirely the "arbitrariness", except if one chooses the solution of the monochromes – and maybe not even then – that is at the base of our current mourning of modernism.4

At a distance, I think this show also has something to do (again? perhaps so...) with the so-called death of utopias. Organizing the perfect society, building the new Man – these are the sublime aberrations we’re talking about. Humanity doesn’t really seem to have had much luck with socio-political planning so far. Sooner or later some glitch or side-effect comes up, like gulags. Modernism was another expression of that same exasperated idealism, if but with less horrible consequences. One way or another, Modernist diktats have been safely removed to the attic for some time now. So why, in fact, should any monochrome be deemed more pure than a wanderer looking over a sea of fog?

Here’s the bottom line: what I’m about to say may appear off the subject or at least at odds with what I’ve said above. Bear with me: despite all his fragility, the child commands. Ruthless hunter of lizards, candid self-accuser, powerful improviser – that’s a child. For an adult, the child is a counter-study. And if that’s the case, he can even have a moustache5. A child is a lake an adult can tap for moisture whenever he feels dried up. A child stumbles and trips again, drawing benevolent smiles from adults: he is the one who will be looking after his forefathers.
L.B., March-August 2014



1. The show was held at Circolo Culturale Index in Milan.
2. Carlo Sini, "Alle radici ancestrali del disegno", in Il disegno dopo il disegno, Pisa University Press, 2013.
3. Byung.Chul Han, Die Müdigkeitsgesellschaft (Fatigue Society), 2010.
4. Yve-Alain Bois, Painting as Model, MIT Press, 1990.
5. See Il bambino con i baffi, “acoustic film” by canecapovolto, a work on display in this show.

(translation by Craig Allen)
Ph. by Oak Seed Studio, Courtesy Lucie Fontaine


Lucie Fontaine
via Rinaldo Rigola, 1
20159 Milano
www.luciefontaine.com

June 29, 2014

Vernice, Favara

28-29 giugno 2014
Casa A. Majorca, Palazzo Cafisi, Favara
Parking 095 presenta
VERNICE

Progetto a cura di Donatella Giordano e Katiuscia Pompili.

Giovanni Albanese, Fabrizio Basso, Iginio De Luca, Emilio Fantin, Felice Levini, Giancarlo Norese, Tiziana Pers, Cesare Pietroiusti, Gianni Pioventini, Luigi Presicce, Delphine Reist.

Le mostre e gli eventi temporanei sono da anni pratica privilegiata dagli artisti che cercano di instaurare un dialogo diretto con la popolazione del luogo in cui sono chiamati ad operare. L’attenzione si sposta dunque sul “processo di creazione” come momento di partecipazione o come suggerisce Derrida, luogo di “coabitazione", di apertura all’ «estraneità dell’estraneo».
Sostiene Vattimo che “i linguaggi e i generi artistici” non possono essere considerati dei “sistemi raffigurativi poiché se così fosse si lascerebbero sfuggire i tratti complessi del mondo e della vita vissuta”. Si pone, dunque, l’esigenza di “mettere in discussione la pura valenza ‘estetica’” e di “prenderli sul serio come eventi, rifiutandosi di ridurli a ‘immagini di immagini’”.
Vernice presenta undici telefonate agli artisti che hanno aderito al progetto, realizzate in forma di monologo, registrate grazie ad un’app per smartphone. L'assenza di risposta attribuisce al pubblico il ruolo di interlocutore. Le voci irrompono nelle sontuose e decadenti sale di Casa Majorca accompagnando lo spettatore alla scoperta dell’abitazione che attraverso l’architettura, la decorazione e lo status di abbandono parla della sua storia.
L’operazione situation-specific pone, inoltre, l’attenzione sul presenzialismo delle inaugurazioni. L’opening, forse l’unico evento sociale in cui il mondo dell’arte si ritrova e in cui l’opera d'arte dovrebbe rappresentare il fulcro della discussione, diviene spesso solo un pretesto per tessere relazioni di convenienza.
Le voci e i racconti degli artisti disegnano una rete a più maglie dove il processo critico porta a punti di contatto e di messa in discussione, in un confronto aperto e senza filtri. Un primo passo verso la condivisione e la costituzione di una piattaforma comune, itinerante e polifonica realizzata in un paese caratterizzato dall'abbandono abitativo del centro storico, dalla massiccia emigrazione e dall'abusivismo edilizio.
Casa Majorca, presentata ai favaresi nella sua nudità e nella sua essenza, lascia al pubblico la libertà di muoversi in uno spazio vuoto ma colmo di segni, memorie e voci. Il pubblico come attore responsabile del proprio territorio e di un futuro comune costruito sulle macerie di una storia avvenuta per delega attraverso decisioni non condivise.

parking095.blogspot.it